Argo il cieco

savinio

“Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Né prima né dopo: quell’estate. E forse fu grazia del luogo dove abitavo, un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, meta’ sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re… Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano sui davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna.”

Così inizia uno dei romanzi più belli che io abbia mai letto. Ma bello non è sufficiente. Occorre sondare il linguaggio e trovare aggettivi più calzanti. Struggente? senza dubbio. Delizioso? senz’altro. Un romanzo che è una poesia per la scelta lessicale, e che incanta sia per il tema che per la struttura.

Sto parlando di Argo il cieco, ovvero i sogni della memoria di Gesualdo Bufalino, grande scrittore, schivo e non abbastanza conosciuto, a mio avviso.

Il libro esce nel 1984 per l’editore Sellerio. Io penso di averlo letto qualche anno dopo e me ne ero a tal punto innamorata da scrivere all’autore una lettera di apprezzamento, tentando senza successo di imitare la sua prosa per fargli omaggio. Non immaginavo che dopo qualche settimana mi sarebbe arrivata una cartolina che custodisco gelosamente, vergata da Bufalino che mi ringraziava e mi invitava ad andare a trovarlo.

Ecco un grande rimpianto della mia vita. Non sono mai riuscita ad andare e quando forse avrei potuto lui morì a causa dei postumi di uno sciocco incidente stradale. Meritava una morte più epica.

Un anno fa sono finalmente andata a rendergli omaggio facendo un giro della sua Sicilia. Modica, paese diviso a metà, di un color ocra meraviglioso, con l’Istituo Magistrale dove lui insegnò negli anni cinquanta, la sua stanzetta da scapolo, e Comiso, dove abitava, il suo appartamento, visto solo da fuori, una palazzina brutta degli anni sessanta o giù di lì. Davanti  c’è un giardinetto. Mi sono chiesta se lui guardando dalla finestra vedesse quegli stessi alberi che vedevo io in un assolatissimo pomeriggio di giugno. E sempre a Comiso La Fondazione Bufalino, conservata e intrattenuta con amore dal delizioso Giovanni Iemulo, che mi ha mostrato la prima stesura di Argo e molte fotografie, e raccontato di lui. Difficile invece trovare la sua tomba. Ho chiesto al funzionario e non lo sapeva, così abbiamo consultato il registro e cercato con la data di morte. Sotto un sole accecante alla fine l’ho trovata. Sobria, come lui. E’ il secondo scrittore che vado a visitare in un cimitero, il primo era stato Louis Ferdinand Céline, e anche con lui l’emozione era stata forte.

Ma torniamo al romanzo. Chi ama l’italiano non potrà che godere della sua prosa. Uno stile inconfondibile, latineggiante nella sintassi, superbo nel lessico e nelle metafore, con un uso continuo e calibrato di fantastiche figure retoriche. Ma anche la storia raccontata è sublime. Pensate che ne conosco a memoria degli stralci tanto mi sono rimasti attaccati alla pelle.

Il finale come l’inizio è folgorante. Ne riporto un pezzetto perché non svela nulla, nella speranza che molti volino in libreria a cercare questo magnifico romanzo.

“Tu, poca, misteriosa vita, che posso dire di te? Se m’hai sempre esibito quest’aria di bambolina truccata; se non hai fatto mai nulla per persuadermi d’essere vera… Odiabile, amabile vita! Crudele, misericordiosa. Che cammini, cammini. E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa.”

 

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4 pensieri su “Argo il cieco

  1. Ahimè, questo libro risulta fuori catalogo. Forse sulle bancarelle di via Po… Ma dove avevi trovato l’indirizzo di Bufalino?

    1. da Sellerio è fuori catalogo, ma ora è edito da Bompiani se non erro. penso di aver scritto in casa editrice che allora mi diede l’indirizzo. ora con la prinay non ti darebbero un bel niente. 😉

  2. Ho scoperto questo sito per caso. Cercavo qualcosa su Alice nel Paese delle Meraviglie.. Bufalino me lo ha fatto conoscere una mia amica che ha insegnato per una vita belle lettere, latino e greco nella Scuola Pubblica: è morta nel 2009. Questo libro però non l’ho mai letto. Lo cercherò. Anche lei era entusiasta del suo lessico ricercato e poetico insieme.

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