Dove sei…Dove sei?

Non so ancora se ci sei, oppure tra le braccia di qualcun’altro? Dove sei…Dove sei?

Questo tuo sorriso ancora splende, come uno zampillo di luce, freddo e fendente come lama, come un taglio sul volto, colmo di luce, profondo come la tua bocca, che tutto promette, tutto inghiotte…

Sul fondo dei tuoi occhi, si svela un’ulteriorità inquieta, che seduce e agita, che attrae e strega, come d’innanzi ad un suonatore di flauto, incantatore di sinuosi e striscianti desideri, aizzati come criniere di cavalli impazziti, sul punto del prossimo volo, caduchi e rovinosamente rotolati sulle proprie illusioni, reali come ferite, ultimo segno di vittoria, di battaglia, che è pur sempre un ottimo modo di morire.

Oh, come vorrei essere, ad un sol istante, suonatore e orchestra, amante e amato, feroce e destro sul ciglio della mia tomba, atto di disperazione, stagliato sul profilo inquietante dell’imminente uragano, gioioso e beffardo, teso e disinvoltamente flessuoso, con quella consapevolezza di finitudine, che non mi basta, non mi frena, non mi arresta, non mi attribuisce null’altro che quell’indistinto frammento di tempo, di luogo, da cui traggo, per amore o fortuna, tutta la mia esistenza, sullo scenario scemo di uno spettacolo di valle, di periferia, di piedi danzanti, di fremiti inarrestabili, mentre sogno di incontrarti sull’umile selciato di un angolo, dove un suonatore di strada, intona un lieve valzer, ed io, nel coglierti, come un fiore, ti invito ad una danza, senza luogo, senza regole, senza limiti.

Dove sei, amore mio, che anche se ti avessi incontrato, così abbagliato di vita, per stoltezza o fierezza, non ho saputo riconoscerti, sulla scenografia di un sogno, da cui, al risveglio, mi sorprendo in lacrime, così spesse da non riuscire a scioglierle tutte.

Giuseppe Girardi

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