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Doppler vita con l’alce

la vita con l'alce
la vita con l’alce

E la Norvegia fu!
Anni fa in un favoloso viaggio tra i fiordi rimasi piuttosto impressionata dagli autoctoni: altissimi, atletici, vigorosi e però… eccessivamente seri. Che gran peccato, pensai, e tentai in tutti i modi di interagire. Eppure nonostante i miei sforzi, non riuscii a ottenere che un blando incresparsi di labbra, lontanissimo da un vero sorriso.

Quest’anno ecco presentarsi una nuova occasione per verificare o smentire l’esattezza delle mie convinzioni di allora. Chiamata a presentare l’autore norvegese Erlend Loe al Fuori Luogo Festival 2014, una grande sorpresa mi attendeva.
Leggendo i suoi libri pieni di humor e ironia, con situazioni esilaranti spesso assurde a sfiorare il surreale, mi rendevo conto di avere finalmente trovato un norvegese che mi faceva addirittura ridere!
C’è una frase di Milan Kundera che mi pare perfetta per introdurre Loe, una frase che ha a che fare con due temi fondamentali nella sua opera: la fuga e la ribellione.
Kundera scrive “Un romanzo non è una confessione dell’autore ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato“.
E veniamo al libro di Loe che ho preferito Doppler vita con l’alce, Iperborea 2007. un accenno della quarta di copertina per non svelare troppo:
<Non fare nulla. Annoiarsi fino a sentirsi felice. È questo lo scopo di Andreas Doppler, ineccepibile padre di famiglia e professionista esemplare, quando, dopo una caduta in bicicletta, decide di trasferirsi in una tenda in un bosco distante solo qualche centinaia di metri dalla fin troppo confortevole casa dove continuano a vivere una minacciosa moglie incinta e due figli già tragicamente incanalati verso quella vita che sta cercando di sfuggire. È una ribellione coerente la sua, ironica e irriverente, all’insegna della libertà personale e del rispetto per gli altri, contro il conformismo, contro l’essere bravi, contro lo Smart Club e i programmi per bambini, contro “quel disgustoso benessere norvegese che ci rende la popolazione più simpatica e al tempo stesso più egoista del mondo”. È una fuga, un ritorno alla natura di stampo hamsuniano, ma è anche più di questo, è un’esilarante rivoluzione, nella periferia di Oslo.>
Andreas Doppler tenta di sfuggire alla trappola del mondo trasferendosi nel bosco e mollando tutto. Certo, tutto sommato, è un pochino paraculo, perché se ne sta nel bosco dietro casa… non vuole rinunciare al latte scremato, né tantomeno alla carne, infatti uccide, orrore! un alce femmina, la madre del cucciolo di alce che diventerà il coprotagonista della vicenda, Bongo, che vivrà d’ora in poi con lui.
Ma contro cosa combatte Doppler? Io lo vedo inizialmente ribellarsi alla bravura.
Il tema dell’essere bravi a me è piaciuto moltissimo e mi ha fatto riflettere. Ci tocca tutti profondamente, pensateci un momento: tutti noi vogliamo essere bravi, vogliamo essere considerati competenti, brillare in mezzo agli altri. Non ci piace fare la figura dei cretini, non proviamo nessun piacere a coltivare la stupidità. E se invece ci provassimo?
L’avete mai visto il film Idioten? No? Allora correte subito a vederlo!
http://it.wikipedia.org/wiki/Idioti_%28film%29
« L’idea base del film mi è venuta nel momento stesso in cui abbiamo scritto il manifesto. Ho pensato ad un gruppo di persone che scelgono di comportarsi come degli idioti, tutto qui. (Lars Von Trier)

E ora sentite Loe: cit pag 46-47
La bravura è una malattia
Cosa s’inventa Doppler per fuggire dalla bravura? Qual è il suo percorso? Il suo tentativo? Attraverso quali prove deve passare per distaccarsi dalla società, dalla città?
Di sicuro vuole dedicarsi alla Noia…
Lettura pg 95
Ma chi è Doppler?
Oltre a essere un superdotato in campo sessuale, Doppler è anche un ciclista! E qui mi sento solidale con lui,
E allora eccovi una lettura molto divertente
Lettura pg 28-29-30
“si è così tante cose…”
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Padre, per esempio— del piccolo alce bongo di cui si prende cura e che tratta come un bimbo spiegandogli le cose e giocando con lui
Il rapporto con l’alce (dio che invidia, quanto mi piacerebbe avere un alce o anche solo vederne uno!) Fornisce un altro spunto di dialogo che mi interessa molto: la comunicazione.
Lettura 112

Quand’ero piccola mio padre mi diceva sempre parli solo perché hai la lingua in bocca, allora mi sembrava criptica la sua obiezione poi crescendo ho capito. Siamo sempre lì a dirci cose insignificanti, le parole che ci diciamo sono perlopiù vuote e siamo incapaci di silenzio.

E infatti cosa dice Doppler al suo figlioletto che tenta di imparare a leggere da solo?
“La gente scrive solo per far vedere quant’è brava ed è l’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno. Sono parole parole parole.” Finché sari con me scordati eccc
MI VIENE IN MENTE UN ALTRO AUTORE grandissimo
Thomas Bernard antichi maestri
La parte dedicata alla SCUOLA

 

Guarda il video del Fuoriluogo Festival: Anna Berra intervista Erlend Loe

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