La Città di pietra, magici riflessi

2012-11-nietzsche-friedrich

Torino incastonata tra le rocce. E di rocce composta. Piazze, vie, palazzi, cortili, il centro storico brulica di una miriade di pietre diverse. Non si fa mai molta attenzione a dove si mettono i piedi. Bisognerebbe.
“Dove c’è un simile lastricato? Un paradiso per i piedi, anche per gli occhi!” scriveva il filosofo dell’Oltreuomo.
Piazzetta Maria Teresa, salottino privato. Qui la pietra di fiume si mostra in tutto il suo splendore. E’ uno dei materiali più antichi, estratta dalle anse e portata in superficie splende di una sua anima acquatica. Levigata, ondosa; se ne vedono di ogni colore: indaco, blu petrolio, grigia, azzurra con piccole macchie marroncine. Piantata nella terra spunta come alga dalla cima recisa a rendere peregrino un passaggio che normalmente non dovrebbe subire. Si vendica. Difficile camminarci sopra con tacchi puntuti e suole fini. I piedi delicati mandano messaggi di aiuto. Per fortuna ci sono i camminamenti di lastre di altra pietra, più compatta, uniformemente calpestabile, a salvarli. Purtroppo nella piazza l’acquatica roccia è offesa da un’odiosa striscia blu, contenitore di automobili.
Vista dall’alto la piazza pare un condensato di elementi, terra e metallo: erba, alberi, lampioni, per i cani scodinzolanti, pietre, piccine, grandi, e disegni di acque sotterranee. Il giardinetto di pianta quadrata,  che d’estate è un luogo felice al riparo dal caldo, con cupole di rami che formano un circolo sopra la testa a proteggere dai raggi del sole, è in porfido rosato.  Pòrfido: roccia vulcanica effusiva a struttura porfirica. Dai mutevoli usi. Pavé, sanpietrini… ll rumore dei (lo so, dovrei scrivere ‘degli’ ma non mi suona affatto bene) pneumatici sull’acciottolato ha una sfumatura di pressione infastidita. Qui i marciapiedi  sono  lastroni di solida pietra grigio cenere.
Tutte o quasi le vie del centro prevedono il pavé, e di sicuro i marciapiedi sono di porfido o di lastricato di dimensioni più o meno grandi. Anche una viuzza piccina come via des Ambrois, famosa per un’incivile particolarità ben descritta anni fa da Giuseppe Culicchia, è completamente in porfido violetto, piccino per il marciapiede, più grande per il centro strada. Facendo molta molta attenzione a dove si posano i piedi è comunque apprezzabile l’effetto “fontana” che se ne ha mentre si cammina. Sembrano zampilli aperti su ignote passeggiate. In piazza Carlo Emanuele II, più conosciuta come Carlina, il pavé la fa da padrone. Lastre di pietra tagliata molto grande disegnano tanti appezzamenti minerali, striature argentee paiono scaglie di  pesci immaginari: lapidarium nautilus. Nelle notti di luna calante, da un alto abbaino svapora un lamento: è il fantasma della Bela Caplera, l’ultima donna giustiziata in questa  piazza che nelle epoche passate ospitava la ghigliottina. Prima che costruissero la statua dedicata a Cavour. E’ in pietra, ma non so di quale tipo. Mi chiedo cosa ci facciano quegli uomini nudi ai lati del basamento, chi sono? Soprattutto, chi è quello barbuto con la pelle d’orso in testa?
Le panchine in granito. Gelide anche in estate.
In via Maria Vittoria ogni tanto capita di inciamparsi in bellissimi e remoti tombini di pietra. Nascosti laggiù maghi potenti e animali fantastici spiano il nostro passare.
Ma l’apoteosi del porfido è senza dubbio piazza Carignano. Migliaia di cubetti uno accanto all’altro, e losanghe di granito che disegnano rombi allungatissimi. Nel buio, le luci risvegliano le pietre e dipingono scenari  incantati. Affiorano numeri propiziatori.
Il cortile del palazzo ospita invece la tanto amata pietra di fiume, in due tonalità differenti che richiamano i colori della città: il blu e il giallo. Cerchi concentrici, raggiere… nell’atrio, sedici colonne e scale che sembrano botti. E pietra pietra pietra, di ogni tipo, dove appoggiare i piedi e lo sguardo. Poco distanti, nel palazzo accanto, imponenti e misteriose, riposano le statue dei Faraoni, in basanite, arenaria, granito. Ora riflesse da miriadi di specchi.
Ma c’è un altro raffinato, pregiatissimo materiale che popola i marciapiedi e non soltanto del centro: il marmo. Lucente, specchiante, algido, da prendere e scivolarci sù in un tripudio di allegrezza. Galleria San Federico: marmi bianchi e verdi sul pavimento, marmi verdi marezzati da lingue biancastre sulle pareti. Colonne, colonne di marmo che si innalzano voluttuosamente verso una volta ad alveare.
E che dire della pavimentazione arlecchinata della Galleria Subalpina? Pezzetti di marmo di ogni colore, viola, cinabro, bianco, malachite, racchiusi in grandi rettangoli. Anche qui il verde è il colore dominante. La volta pare una nave rovesciata. Dalla balconata in ghisa nera un paio di baffi foltissimi si sporgono… un saluto silenzioso.

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