La parola di oggi: Ave Maria.

La parola di oggi: Ave Maria.

Eccola lì. Si stava asciugando i lunghi capelli davanti allo specchio. Indossava una canottiera sottile che le aderiva perfettamente alla pelle mettendo in risalto i piccoli seni. I minuscoli slip distrattamente spostati, mostravano l’inizio della curva delle natiche. In sottofondo il rumore del fon si confondeva con l’Ave Maria di Schubert. L’aria profumava di un delicato odore di gelsomino.

L’uomo si fermò a guardare la donna senza ch’ella se ne accorgesse. La sua mente tornò ad appena un anno prima, quando lei era ancora completamente sua, quando poteva accarezzarle i morbidi capelli biondi, quando poteva stringerla a sé e dirle “Sei la donna più bella del mondo.” Pensò che la desiderava ancora come allora, anzi di più. I suoi sentimenti non erano svaniti, neppure si erano offuscati, stavano sempre nel suo stomaco. Perché era lì che sentiva tutta la fisicità del suo amore per lei. “Dio quanto ti amo, ti amo sino alla pazzia, avrei fatto qualsiasi cosa per te, avrei attraversato l’Oceano più grande anche solo per tenerti la mano. Avrei rinunciato a tutto, alla mia vita, alla mia famiglia, avrei rinunciato a quello che sono. E tu? Tu mi hai divorato l’anima.” La nuvola dei pensieri si annodava nella sua mente e gli attanagliava il petto asfissiandolo. Indugiò ancora per qualche istante e, per un attimo, solo per un attimo, pensò che non avrebbe avuto il coraggio di toccare quei capelli, toccarli per l’ultima volta.

Un fremito allo stomaco, un brivido alla mano serrata sul manico del coltello. Si avvicinò ipnotizzato dall’Ave Maria e protetto dal sibilo inesorabile del fon.

Un movimento lo portò dietro alla sua donna. Le afferrò i capelli profumati tirandole la testa indietro; sentì quella matassa di fili dorati accarezzargli la pelle. Il tempo si fermò in quell’istante, nella voce penetrante della soprano, nell’alito caldo del fon.

I loro occhi rimasero sospesi gli uni dentro gli altri, fusi, per l’ultima volta, nel riflesso dello specchio.

Un fiotto scarlatto spense il luccichio della lama. Un rantolo soffocato nell’odore di gelsomino. L’Ave Maria si assopì in un’ultima, lunga nota.

Francesca.

 

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