La parola di oggi: Minotauro (la figlia del)

Minotauro
Minotauro

La signora si fermò a pochi centimetri dal movimento pigro delle onde del mare, incrinando il silenzio della notte con il fruscio della sua tunica sulla sabbia. Guardò con rabbia il ghigno di scherno che le rivolgeva la luna: era a forma di falce, la stessa che formavano le sue corna cresciutele sulla fronte.

La signora alzò lentamente le braccia, disegnando un anello davanti a sé. Emise un sussurro che mantenne nella bocca per qualche secondo. Quindi aprì le labbra dalle quali uscì un fischio basso e monotòno che fece vibrare la striscia bianca dipinta sul mare. Le particelle di luce si staccarono seguendo le note scritte sull’unica riga del pentagramma. La signora mutò il fischio in un lamento che prese la forma del vento alzatosi sul mare. Poi tese le braccia, rigate da vene pulsanti, e fletté il palmo delle mani: l’acqua, la luce, le note e il vento si mescolarono in un turbine che si raccolse in una spirale sempre più grande e potente. L’ira della signora succhiò altra energia e crebbe nella pioggia che adesso cadeva nervosa.  Il groviglio di rami e foglie degli alberi, al di là del terreno sabbioso, venne risucchiato nel lugubre lamento. Tutta la notte partecipò al respiro profondo della rabbia: la sabbia divenne tempesta, la notte si gonfiò nelle tenebre, l’acqua sprofondò nell’abisso, il vento crebbe inseguendo se stesso. Fu allora che le braccia della signora si alzarono ancora rompendo l’anello e aprendosi all’infinito. Questa volta lanciò un grido, acuto e straziante. E tutto cadde. Non ci fu più dolore, né vergogna, né colpa.
La vita si sciolse.

Suo padre, il mostro dal volto taurino, signore del più inaccessibile labirinto, fonte iniziatica e prima lettera dell’alfabeto, fu vendicato.

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