La parola di oggi: normalizzazione. Atto I. Sii celiaco.

Nell’anno 2015, se vuoi contare qualcosa per questo mondo, devi normalizzarti.

Quindi osserva attentamente queste semplici regole:

  1. Sii celiaco.
  2. Diventa buddista.
  3. Mettiti a cucinare.

ATTO I

Sii celiaco

Moltiplicazione dei pani e dei pesci all'epoca delle intolleranze alimentari
L’era delle intolleranze alimentari

O, per lo meno, devi essere affetto da qualche forma (più o meno rara) di intolleranza alimentare. Se non sei intollerante a qualcosa –bada bene, a qualcosa, non a qualcunoNON SEI PIÙ NESSUNO!
Quando ho scoperto per caso, in un giorno non troppo lontano, la mezza possibilità di essere intollerante al latte, ho tirato un sospiro di sollievo. “Bene” ho pensato “finalmente anche io posso ritenermi normalizzata. Potrò camminare a testa alta e potrò, altresì, entrare in un ristorante chiedendo al cameriere: ah, suona bene il nome di quel piatto. Ma, senta, non è che, per caso, c’è del latte, o del formaggio, o della panna, o qualche cosa del genere? Sa…” e qui viene il bello: il momento in cui potrò gonfiare il petto e, con aria solenne, dire: “…io sono INTOLLERANTE al latte.
Basterà non fare caso all’aria sconfortata del povero cameriere che risponderà: “Stia tranquilla. Abbiamo in carta diversi menù.
Quindi inizierà a salmodiare un vero e proprio mantra (ottimo, tra l’altro, per un buddista):

  • Menù per celiaci.
  • Menù per intolleranti al latte.
  • Menù per vegetariani.
  • Menù per vegani.
  • Menù per locovori (non sono una razza estinta di dinosauri, esistono davvero!)
  • Menù per crudisti.
  • Menù per allergici al nichel.
  • Menù per intolleranti alle mele.

Come, non ci credi? Guarda che è vero, esistono gli intolleranti alle mele. Ho conosciuto giusto questa sera una ragazza di Taranto che è in possesso di un fratello allergico alle mele. Mentre mi racconta la storia delle intolleranze alimentari della sua famiglia, credo di raggiungere il Nirvana: una vera riserva di aneddoti per la parola di oggi.

“Ma non ti annoio con queste cose?” mi fa.
E io: “Annoiarmi, scherzi? Sarai la protagonista della mia parola!”
Lei è rimasta un po’ perplessa. “Che?” esclama aggrottando la fronte.
“Tu racconta. Fidati. Non mi annoi.”
“No, dicevo” prosegue lei “Sono allergica al nichel.”
“Eh’, ho capito, ma perché non puoi mangiare le patate?” Le dico avvicinandole il vassoio con delle belle patate lesse.
“Perché ho scoperto che anche gli alimenti possono contenere Nichel. Dipende dal terreno in cui sono stati coltivati.” Si ferma un momento per schiarirsi la voce, poi prosegue. “Ho chiesto a Fratello Abramo” (in questo momento scrivo da un Monastero) “e non ha saputo dirmi la conformazione mineraria del territorio, quindi preferisco non rischiare.”

(Soprassediamo sul coraggio di questo fenomeno di andare da un monaco per chiedergli informazioni circa la conformazione mineraria del suo terreno.)

Perciò le chiedo: “E se mangiassi un alimento con tanto nichel, che ti succederebbe? Moriresti?”
“Ma no!” esclama inorridita. “Mi viene un mal di pancia terribile che poi devo correre al ces…alla toilette.”
Beh’. Ho la soluzione.” Dico io pensando di aver trovato l’acqua calda.
“Cioè?” Mi chiede incuriosita.
“Ho i fermenti lattici dietro. Ne prendi uno e sei a posto.”
“Macchè.” Mi fa lei. “Non posso prendere i fermenti lattici.”
“E perché mai? Il mio farmacista li chiama i soldati buoni.”
“Non posso, ti dico. Sono intollerante al latte.”

Sto per cadere dalla sedia.
Non può essere una persona reale questa. O forse lo è fin troppo. Una femmina normalizzata al cento per cento. Non so se mi capiterà di incontrare un altro esemplare che possa esserne all’altezza.
Comunque cala per qualche istante il silenzio. Pensavo fosse finita, invece va avanti. “Pensa che invece mio fratello è allergico alle mele.”
Io scoppio in una risata. “Ahah, bella questa!” Pensavo che la ragazza avesse capito la mia linea. E invece no. Il fratello È ALLERGICO ALLE MELE.
“L’abbiamo scoperto per i succhi di frutta.” Prosegue con aria seria.
“Beveva sempre succhi alla mela?” rispondo io ingenuamente.
“No, è che nei succhi di frutta c’è un addensante o un regolatore di acidità, non ricordo bene, a base di succo di mela. Eliminati quelli non gli sono più venute le coliche.”
“Va beh’, dai” le dico prendendo l’altro vassoio “Ci rifaremo con questi meravigliosi peperoni arrosto.”
“Meglio di no.”
La guardo socchiudendo gli occhi: “Non mi dire che sei anche intollerante ai peperoni?”
“No. Non li digerisco.” A questo punto mi scende un rivolo di saliva dalla bocca.

Tempo un anno, e si converte al buddismo.

Fine primo atto.

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2 pensieri su “La parola di oggi: normalizzazione. Atto I. Sii celiaco.

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