La parola di oggi: Partenze.

Sveglia alle 5.00. Colazione alle 5.15. Alle 5.30 Furio è al posto di guida e io al navigatore: pronti a sfrecciare alla volta di Malpensa. Di lì prenderemo l‘aereo per Creta!
Il navigatore esce come un foruncolo dal parabrezza segnando un’ora e mezza di tragitto. Abbiamo l’aereo alle 9.00: tre ore e mezza di anticipo dovrebbero bastare per permetterci di viaggiare con tutta tranquillità.

Appena ci immettiamo in tangenziale, a Furio viene un’intuizione: << Quasi quasi passo da Piacenza, così evitiamo la Torino-Milano. >>
<< Hum >> rispondo io un po’ scettica << pensi che sia una buona idea? >>
<< Ma certamente. >> risponde Furio baldanzoso: << È appena più lunga, ma è poco trafficata. E…il pedaggio costa meno>> .
Non so perché, ma ho un brutto presentimento; in ogni caso decido di non rovinare il prezioso equilibrio che sembra essersi creato nonostante l’alzataccia e la tensione (di solito altissima negli individui ansiosi e in partenza per le vacanze).
<< Hem, sì, tesoro, tutto come vuoi tu. >> e lo dico accarezzandogli il braccio appoggiato sulla leva del cambio.

Lungo il tragitto il navigatore si incasina (almeno questa è la versione che daremo agli amici) e ci segnala l’uscita sbagliata minando lo stato emotivo del pilota: è il panico.
<< Ma porca Miseria! >>. Momento di imprecazione. << Aggeggi del cazzo! Sempre detto io, sono aggeggi del cazzo. Quando ti servono non funzionano. E se funzionano sbagliano >> Furio è contrariato. <>
<< Tesoro >> dico con tono mellifluo << Non ti preoccupare, non c’è problema. Siamo in anticipo. Abbiamo mille margini di errore. >>
<< Se, se, mille margini di errore… >>
Voltare immediatamente a sinistra è il navigatore che parla
Tenere la destra sempre lui.
Tenere la sinistra.
Vai di qua.
Vai di là.
<< Cribbioooo! >> impreca Furio. << Fallo stare zitto! >>
<< Ma-ma >> io ho un attimo di esitazione
<< Ma cosa?? >>
Voltare decisamente a destra.
<< Ok, ok, adesso provo a zittirlo >> dico io.
<< Non lo zittire, uccidilo perdiana!!! >> e così dicendo Furio prende il foruncolo e lo stacca con ira dal parabrezza. Poi gli impreca contro ancora una volta e lo lancia dietro.
Crrash è il rumore che sentiamo, ma nessuno dei due ha il coraggio di voltarsi per indagare le conseguenze di quel lancio sfacciato.
Io rimango dritta e seduta al mio posto fingendo concentrazione, ma, la posa, è per l’appunto pura finzione, poiché non mi accorgo dell’appropinquarsi dello svincolo per Piacenza il quale si palesa a tradimento costringendo Furio a inchiodare a 10 cm dallo spartitraffico.
<< Riprendi il foruncolo, va >> dice il pilota. Così io mi giro e ravano fra il mare di valige, giacche, borse ecc per ritrovare l’aggeggio maledetto. Riesco a riappropriarmene in tempi relativamente brevi e lo riappiccico al vetro.
La situazione sembra stabilizzarsi, quando il navigatore decide che è il momento di spengersi.
Secondo momento di panico. Furio è paonazzo: << Non mi dire che si è rotto! >> a me non rimane che provare a fare il massaggio cardiaco al foruncolo che però ha preferito la morte piuttosto che prendersi ancora delle responsabilità. Per fortuna c’è lo smartphone, così posso attivare il navigatore del telefono. La situazione rientra, ma la calma è apparente. Sul parabrezza, infatti, si posa una gocciolina di pioggia, poi una seconda.
<< Uh >> esclamo io mostrando indifferenza << eccone una terza! >> e in pochi secondi scende giù l’ira di Dio. Furio interviene con un << Che sfiga del cacchio! >>
<< Ma sì dai >> gli rispondo << Mica rischiamo di arrugginire >>
<< Mi raccomando: >> continua lui << quando arriviamo al parcheggio non ti mettere a cincischiare: si prendono i bagagli, si chiude la macchina e ci ficchiamo sotto una pensilina. >>
Posteggiata la macchina seguiamo pedissequamente il piano di Furio e ci infiliamo sotto una tettoia che ci protegge fino all’entrata del Terminal 1.
Facciamo il chek-in senza trovare intoppi e ci dirigiamo al gate rasserenati. Mentre facciamo la coda per superare i controlli, una nuvola sembra gettare un’ombra sul viso di Furio. Io non so cosa stia succedendo, ma una cosa la intuisco: sta per arrivare il terzo momento di panico: << Ma porca Miseria! >>. Terza imprecazione. << Ho dimenticato il telefono in macchina >>.
Osservo inerme Furio palparsi tutto: infila le dita in ogni pertugio del suo corpo nella speranza di trovare ciò che crede d’aver perduto.
Poi, ad un tratto, scende su di noi l’insperato miracolo: << Ah, no >> dice Furio illuminato da un sorriso di sollievo << è qui! >> continua toccandosi la tasca centrale del marsupio.

Possiamo, finalmente, metterci in coda per superare i controlli:
<< Hai robe metalliche addosso? >> gli chiedo io.
<< Ma figurati, ho messo tutto nello zaino >> Risponde lui strizzandomi ancora l’occhio come fanno i cow boy nei film di Sergio Leone. A me pare un po’ lontano dalla figura di Gion Uein, e la sua risposta non mi rassicura per nulla. Vorrei accertarmene effettuando una pre-perquisizione-preventiva-anti-futuri-stress, ma questo potrebbe ferire il suo orgoglio maschile; quindi opto per il solito Ok, tesoro più carezzina all’omero.
Quando giunge il momento dell’attraversamento di Furio, questi fa cadere un paio di monete.
Le raccoglie.
Sembra agitato.
Passa nel metal detector, ma qualcosa non va.
Al suo passaggio luci stroboscopiche cominciano a lampeggiare, le sirene iniziano canti acuti più di un angolo di 10°, i cani anti-droga gli si scagliano addosso, giungono Poliziotti, Finanzieri e tutti i Carabinieri delle barzellette. Furio prova a fare ancora un passo e le acque del Po si dividono per sempre.
È il caos.
La guardia più lesta inizia a perquisirlo, e dalle sue tasche escono orologi, catenelle, fibbie e non so che altro. Un portatore sano di metallo insomma.
Io attraverso il metal detector a mio agio e in completa leggiadria…ma non è che voglia farglielo pesare.

Oh, finalmente procediamo verso il gate lesti e fiduciosi: nulla, ormai, si metterà fra noi e la nostra vacanza. Mi sento quasi al sicuro quando un cumulonembo rigetta nell’ombra il viso di Furio.
Io mi porto avanti col lavoro inspirando profondamente.
<< Ma porca Miseria! >> Quarto momento di panico. Quarta imprecazione.
<< Ho dimenticato il telefono in macchina. >>
<< Lo hai già detto >> dico io con aria rassegnata.
<< Ma questa volta è vero! Non c’è! >>
<< Ma Se l’hai persino toccato con la mano, è nella tasca del marsupio! >> dico io concitatamente.
<< Quello che stavo toccando era il passaporto, non il telefono!!! >> e mi fa vedere la tasca di mezzo del marsupio. << Porca Eva!!! Porca Eva!!! Porca Eva!!! >> 5°, 6°, 7° imprecazione. La situazione precipita.
<< Tutta colpa di quella stronzissima pioggia, cacchio! Lo sapevo! Cacchio di pioggia, è colpa sua se ho lasciato il telefono in macchina! >>

Lo ammetto, giunti a questo punto io sono scoraggiata, ma ho ancora un asso nella manica: quello che sembra funzionare nei film quando lui ha una pallottola conficcata nel petto, una gamba spiccata e l’ascia in mezzo alla testa e lei gli dice: << ANDRÀ TUTTO BENE… >> e mentre pronuncio la fatidica frase sento persino la musica di Morricone << Possiamo fare a meno del tuo telefono. >> aggiungo.
<< Ma ho attivata la promozione da 20 euro per Internet all’estero! >> Il sudore imperla la fronte di Furio << Lo capisci??? Andrà sprecata!!!! >>
E difronte all’offerta andata sprecata, io non ho più nessun potere. Nessuno. Non mi resta che afferrargli le braccia, guardalo intensamente negli occhi e dirgli: << Va, va amore mio, so che ce la farai. >>

A queste prole Furio comincia la sua corsa contro il tempo e, osservando la sua figura diventare piccola all’orizzonte, mi rendo improvvisamente conto di essere da sola, completamente sola, insieme al bagaglio a mano e a un odore fragrante che proviene dal Bar dell’aeroporto. Ecco che riacquisto fiducia nella vita. Le nuove sensazioni di gioia e di pienezza aumentano quando, avvicinandomi, vedo cornetti di ogni tipo ammucchiati in una deliziosa teca di crista…di vetro. Questo moto (apparentemente esagerato) di gaudio è dovuto al fatto che Furio è uno fissato con la corretta alimentazione: con lui ci si possono scordare la pasta Barilla, le focaccine bianche e, ovviamente, il burro: Ah, il burro… penso sospirando davanti ai cornetto caldi. Il ragazzo al bancone, un ometto piccolo, scuro e spudoratamente grasso (probabilmente un amico intimo dei croissant) deve aver intuito qualcosa, difatti mi fa un cenno con la testa indicando la teca di crista…di vetro.
È un segno penso. Così faccio qualche passo verso la zona amica del colesterolo.
<< Un caffè americano >> chiedo al barista.
<< Niente altro? >> risponde l’ometto ammiccando alla teca.
<< E un croissant >> aggiungo io abbassando lo sguardo.
<< Sissssignora. Quale vuole: quello al miele, quello integrale ai frutti di bosco, quello alla marmellata di albicocca o >> e qui sottolinea l’intensità del momento con una pausa. << Oppure quello alla NUTELLA? >> Io mi prendo qualche secondo per far finta di riflettere sulle possibili opzioni: << Nutella! >> dico io.

Così mi siedo a un tavolino portandomi dietro il bottino. Non passa troppo tempo quando scorgo una sagoma tutta affannata guardarsi spersa attorno: Furio. Mi sta cercando. Quando mi vede seduta al bar mi viene incontro e si siede difronte. << Ah. Croissant. >>
<< Sì, croissant. Al cioccolato. Con tanto burro. >> gli dico io sventolandogli davanti un pezzo di brioche: <>. A quella proposta Furio per poco non sviene: << No, grazie. >> e per evitare di assistere alla scena horror di me che addento farina bianca e burro, si mette a leggere il contratto che regolamenta l’affitto della macchina a Creta.
<< Meglio leggere bene. >> dice << Non si sa mai. >> e mentre scorre tutto concentrato il testo del documento, a me pare che il viso del lettore si stia pericolosamente scurendo ancora. Vard lu si penso.
Il sopracciglio del lettore accanito si alza minacciosamente. Io deglutisco. Il rumore fa alzare la testa a Furio che esclama: << Porca EVA! >> ormai è certo, è il quinto momento di panico.
<< Che-che-che c’è, tesoro? >> inutile dire che il sentimento che ora provo è facilmente descrivibile: paura.
<< Leggi, leggi cosa dice i contratto! >> mi sbatte il foglio davanti agli occhi << Porca Eva! >> altra imprecazione. << Leggi, leggi! C’è scritto che è necessario avere una disponibilità sulla carta di xxx euro, altrimenti >> e qui scandisce bene le parole << N-O-N T-I A-F-F-I-T-T-A-N-O U-N C-A-Z-Z-O! >>
<< Andrà tutto bene, tesoro >> io ci riprovo impudentemente.
<< Bene una favaaaa! Non ho tutta quella disponibilità al momento, se n’è andata affanculo dieci giorni fa a Roma! >>
<< È tutto ok, tesoro >> dico << La affitteremo con la mia carta >>.
<< E già, brava te! >> e riprende il contratto << Leggi, leggi! Bisogna studiare! >> lo dice battendo l’indice su una frase del foglio << Bisogna usare la carta di chi ha fatto la prenotazione! S-I-A-M-O- F-R-E-G-A-T-I!!! >>
<< Ok tesoro, ma vedrai che possiamo cambiare il nome. Non ti preoccupare. >>.
<< Se, se, non ti preoccupare…>>

Atterrati all’aeroporto di Creta ci dirigiamo verso il botteghino con su scritto ENTERPRISE (il nome dell’affitta-macchine.
<< Eccolo là >> dico io indicando lo sportello << Siamo fortunati, c’è anche Spok! >> in effetti l’uomo al bancone ha le orecchie che assomigliano al becco d’un tucano. Furio si sbrodola sul bancone tutto trafelato. Occupa molto spazio con braccia, foglio prenotazione, marsupio, macchina fotografica e pacchetto di cicles (che, ovviamente, dimenticherà lì).
<< Hem >> dice Furio.
<< Hello, sir >> dice Spok.
<< Hello Spo, hem, sir. I booked a car some days ago >> e qui Spoke viene sommerso da una valanga di
<< I see that the credit card…but my credit card…i know that the credit card…She >> e indica pericolosamente me << She has a credit card, but is my name… >>ecc ecc
Spoke a questo punto è passato di livello diventando un maestro di meditazione yoga. Aspetta pazientamene che Furio finisca la sua pantomima per poi dire << Wait, wait, wait >>
E Furio disperato: << Ma wait what?!?!?!? >>
<< There’s no problem, honey. >>
<< There’s no problem. Really? >> Furio è incredulo.
<< Yes, sir, It will be all right. >> Spoke fa una piccola pausa: << You have just…..to pay 100€ more. >>
Furio si gira verso di me, ormai canuta, e mi dice: << Te l’avevo detto! >>.

Francesca.

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