La parola di oggi: tre (anni).

Ho imparato che bisogna guardare le cose da un diverso punto di vista per trovare delle soluzioni.
Ho imparato che rammaricarsi del passato equivale a camminare con la faccia rivolta all’indietro.
Che provare rancore è come prendere del veleno aspettando che muoia il nemico.
Ho imparato che vivere significa rischiare, una sconfitta vale più di mille pareggi.
Ho imparato che nell’equilibrio dell’universo, la mia vita vale esattamente quanto un’altra.
Ho imparato che il proprio corpo è una cosa preziosa, non meno del proprio cervello.
Ho imparato che dire “cacca” si può ed è lecito: persino Mozart sarebbe d’accordo.
Ho imparato che un sogno può essere il vero portavoce della propria anima e che non è sempre necessario comprenderlo, basta ascoltarlo: funziona!
Ho imparato che il nero che c’è in ognuno di noi bisogna accettarlo affinché non lavori alle nostre spalle.
Che non tutto è spiegabile scientificamente, che ci cono cose che devono rimanere nell’ambito del mistero, ed è bello così.
Che per capire certe cose bisogna farle, non spiegarle.
Che non si può controllare tutto, le cose devono anche essere lasciate andare.
Ho imparato che si possono ascoltare Mozart e gli Iron Maiden nella stessa playlist e che questo non è sempre indice di incoerenza.
Ho imparato che in tutti resta una parte di bimbo e che questa va ascoltata.
Provare dolore può essere gratificante e riempitivo e che quindi si può rischiare di volerne sempre di più.
Che nelle persone speciali, è speciale anche la follia.
Che in un nome di battesimo c’è un’identità e che spesso si può capire molto anche da questo.
Cercare il 9 nelle sequenze numeriche delle automobili o delle date è un modo per distrarsi.
Ho imparato che le donne non hanno vie di mezzo: o sono misere, o sono meravigliose.
Che il corpo va sporcato, non sterilizzato.
Che è giusto desiderare, ma che è fuorviante concupire.
Che la curiosità non è sinonimo di immaturità.
Ho imparato l’importanza della bellezza, non solo della mente, anche di un viso.
Ho imparato che le giornate possono essere divertenti anche in un monastero e che un viaggio in solitudine può trasformarsi in una barzelletta.
Ho imparato che esiste un Dio dei cavi, quello che, per quanto tu sia accorto nel riporli, te li fa trovare sempre ingarbugliati.
Ho imparato che le parole XXX e XXX non sono pericolose, ma ancora non mi riesce di pronunciarle senza grattarmi…per questo i prossimi tre anni! ^_^

Francesca.

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