Lo stereotipo di una persona cieca che non esiste

A partire dall’articolo che incollo qui sotto e dalla relativa replica, sarebbe interessante aprire un dibattito su chi e come sono i disabili, domandando direttamente a loro come stiano realmente le cose; troppo spesso vengono sparate pregiudizievoli sentenze, che non hanno quasi mai nulla a che vedere con i fatti, additanto il disabile, o come un vero e proprio eroe, e in molti casi appare davvero così, oppure come una sorta di organismo unicellulare, che risponde in modo più o meno automatico ai diversi input che ancora sarebbe in grado di recepire.

Per ciò che riguarda certi eroismi, è grazie all’incuria e all’inciviltà dei cosiddetti normodotati, con le loro pregiudizievoli arroganze, spesso anche confortate da una certa presunzione, altrettanto accompagnata da un buon grado di ignoranza, tutti ingredienti che fanno credere che quei poveracci dei non adeguatamente abili, non sono altro che degli sfigati, a cui non sia neanche il caso di rendere un minimo di dignità, oltre che umana, anche intellettuale e forse filosofica.

A ciascuno il suo, ai disabili le loro fatiche e le loro difficoltà, come accade per ognuno, ma tutti questi atavici pregiudizi, da cui sia ancora necessario emanciparsi, credo sarebbe ora di smetterla, consentendo di superare ogni residua paura, nel tentativo di recuperare qualche opportunità di relazione, fondata su squisite e genuine aperture, che non scadano nei soliti pietismi, che possano offrire l’emersione di qualche buona forma di comunicazione, libera da qualsiasi precedente rappresentazione di chi e come siano questi cacchio di disabili.

Giuseppe Girardi

 

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Press-IN anno IX / n. 2333

Superando.it del 19-09-2017

Lo stereotipo di una persona cieca che non esiste

«Mi sembra – scrive Lorenza Vettor, riferendosi a un articolo dedicato al nuovo film di Silvio Soldini, “Il colore nascosto delle cose” – che l’autore di quel pezzo si sia creato una figura generica di persona cieca che non esiste! E non è nemmeno un’evenienza rara, contrariamente a quanto egli scrive, che una persona cieca o ipovedente abbia un compagno o una compagna di vita che vede. Sarebbe quindi sufficiente che egli parlasse con alcune persone con disabilità visiva, per rendersi conto che quanto esposto nel suo pezzo è al di fuori della realtà!».

Leggo con stupore, sconcerto, indignazione, amarezza, il pezzo intitolato “Il colore nascosto delle cose”. Soldini naufraga nel sentimentalismo, pubblicato qualche giorno fa sulla «Gazzetta di Modena», a firma di Alberto Morsiani, dedicato appunto al Colore nascosto delle cose, il nuovo film di Silvio Soldini, interpretato da Adriano Giannini e Valeria Golino, nella parte di una donna cieca.
Rimango senza parole, domandandomi perché ancora oggi, nel 2017, devo ascoltare certe cose dalla sintesi vocale del mio PC… E non alludo al commento sul film, che non ho ancora visto e del quale ognuno può pensare ciò che vuole, mi riferisco invece a queste frasi scritte dall’autore di quel pezzo.

«In effetti – si legge -, i non vedenti del film appaiono, forse un po’ programmaticamente, persone piene di vita e di ironia, che nonostante il loro handicap lavorano, fanno sport, viaggiano. […] All’opposto [Soldini] ha scelto di girare una storia d’amore tra un vedente e una non vedente, abbastanza improbabile nella realtà».
Non so su cosa il giornalista basi queste sue affermazioni, a mio avviso alquanto discutibili. Io dico solo che noi non vedenti siamo come qualsiasi altra persona, perché prima di ogni altra cosa siamo persone, come dice molto bene la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, di cui mi permetto di suggerire caldamente al signor Morsiani la lettura.
Così, anche fra noi non vedenti, c’è chi, come tutti, è più ironico, chi meno, chi se ne sta sempre a casa propria, chi è sempre con la valigia in mano, chi ama ascoltare la musica, chi preferisce guardare la TV o leggere un libro.
A me pare che sia invece questo giornalista ad essersi creato una figura generica di persona cieca che non esiste! Non ci sono gli stereotipi, ci sono le persone!!! E ogni persona è un essere unico e irripetibile, diverso da ogni altro essere umano!

Cosa significa poi l’affermazione secondo cui «nonostante il loro handicap [le persone non vedenti] lavorano»? Vuol forse dire che se uno è cieco non può lavorare, perché “handicappato”? Stereotipi e luoghi comuni anche qui… E inoltre linguaggio inappropriato, dal momento che la parola “handicappato” è rifiutata dalle maggiori Associazioni di e per persone con disabilità, poiché non in linea con la succitata Convenzione ONU.
Non è infine un’evenienza rara che una persona cieca o ipovedente abbia un compagno o una compagna di vita che vede… Tutt’altro. Sarebbe sufficiente che il signor Morsiani parlasse con alcune persone con disabilità visiva per rendersi conto che quanto esposto nel suo pezzo è al di fuori della realtà!

di Lorenza Vettor,
Consigliera della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per il Superamento dell‘Handicap).

Argomenti correlati: Disabilità visiva  – Disabilità e società

Se vuoi leggere l’articolo originale clicca qui:
http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=53502

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1 pensiero su “Lo stereotipo di una persona cieca che non esiste

  1. Caro Giuseppe, concordo pienamente con il tuo articolo.
    Mia madre è affetta da anni da sclerosi multipla ed è completamente immobilizzata: tutti i giorni ci scontriamo con una società fatta per i “normodotati”.

    Spesso lei (ma anche io) ci siamo sentite di troppo, come se la malattia desse fastidio; forse, come dici bene tu, è solo paura o ignoranza sul tema.

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