L’uomo, un essere carente?

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Leggo sempre con interesse i saggi che discutono di esseri umani e animali. E ho sempre l’impressione che il mondo animale sia preferibile. Ma a parte le polemiche, qualche tempo fa, entrando da Comunardi (la libreria torinese famosa per i suoi testi politici filosofici e libertari), mi sono imbattuta in un libretto dalla grafica terrificante ma il cui titolo mi ha catturata: Uomini e animali, il posto dell’uomo nella natura del filosofo francese Alain de Benoist. Guarda guarda…

Fra le molte e interessanti argomentazioni, una in particolare mi colpisce, l’accenno all’uomo come animale mancato, o essere carente. Speghiamoci meglio.

“… L’uomo è fra tutti gli animali quello meno specializzato- uno specialista della non specializzazione.”

Tadaaan! Ma non ci hanno detto da decenni che sta proprio lì la nostra potenza? e invece ecco qualcuno che scardina l’idea.

“E’ precisamente in questo senso – continua de Benoist, – che lo si è potuto descrivere (l’uomo) come un essere incompiuto, o addirittura un essere carente – il che rimanda a ciò che diceva Nietzsche quando scriveva che l’uomo è “non ancora stabilmente determinato” ossia un animale la cui essenza non è fermamente o definitivamente fissata.”

Grandioso! mi piace. Questo, spiega de Benoist, dipende da una caretteristica tipicamente umana. E vai coi paroloni:  in biologia dell’evoluzione si parla di neotenia, “la tipica persistenza, nell’uomo adulto, di certe caratteristiche giovanili.” Citando Louis Bolk, l’autore continua così: ” La relativa lentezza dello sviluppo umano si oppone infatti alla soprendente rapidità dello sviluppo dell’animale a partire dalla sua nascita. Questo ritardo neotenico, spiega la lunga durata dell’infanzia e l’assenza di organi di difesa che la caratterizza, il tardivo sopraggiungere della maturità sessuale, insomma la permanente giovinezza. L’uomo dovrebbe la sua plasticità al fatto di essere un prematuro.”

Ma che meraviglia! Siamo incompleti, e così possiamo dedicarci a tutto, mentre gli animali, molto più specializzati di noi sono costretti a seguire, appunto, la loro specifica natura. A noi è concesso di mutarla. Con che risultati? Bella domanda. Di cose bellissime gli uomini ne hanno fatte, senza dubbio. Certo, ultimamente, vedo sempre più violenza in campo, verso l’universo tutto, le acque, le terre, gli animali, gli uomini.

Essì, mi toccherà farmi coraggio e attaccare a leggere il poderoso saggio La Violenza e il sacro di René Girard. Chissà che non scopra una nuova e migliore visione dell’uomo.

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