Molti mezzi GTT inadatti alle sedie a rotelle. Disabili lasciati a terra.

La solita alzata di spalle, riguardo la questione delle barriere architettoniche, che hanno finito per arrivare a farmi attribuire un atteggiamento che si conclude in queste parole: “rompicoglioni”, mentre i coglioni, quelli che non si rompono mai, almeno mai abbastanza, sono quelli che circolano per le città, per la verità non solo a Torino, quelli che non si accorgono, salvo quando la cosa non li riguardi personalmente.

Non è nemmeno vero che si tratta di alcuni giorni, perchè quando il sottoscritto ha mosso le prime iniziative per sensibilizzare in merito alla difficoltà di chi si trovi in certe situazioni, come quelle che impediscono la salita sul mezzo pubblico, risalgono almeno a quattro anni fa, quando accadde di essere trattenuto e denunciato dai vigili urbani, per aver bloccato il traffico, dopo che aveva dovuto arrendersi di fronte alla impossibilità di attraversare la strada, per la solita presenza di due automobili, su entrambe i lati del percorso dove si trovavano le strisce pedonali.

I mezzi pubblici, per niente adeguati alla difficoltà dei disabili motori, è altra dimostrazione che mette in evidenza la scarsa sensibilità alla questione, anche nei salotti dove la borghesia sabauda ama incontrarsi.

La cittadinanza, rispecchia in toto la mediocrità di certe categorie, ignoranti e arroganti, dove la consumazione di diverse occasioni di confronto, spesso non sortisce alcun effetto sulla cultura dei presenti, figuriamoci per gli assenti, i quali, per loro incapacità o impossibilità, nemmeno vengono sfiorati da certe realtà, come non fossero argomenti di loro interesse, così occupati a sfoggiare la loro pseudocultura, suffragata dal solito professore, mentre il tarlo si nasconde tra le loro fila, nonostante la loro ignorante inconsapevolezza..

Torino, che pure ha avuto una certa tradizione socialmente efficace, almeno fino all’arrivo dei primi emigranti degli anni 50/60, non ha saputo salvaguardare queste esperienze, proprio nel momento in cui l’arrivo dei meridionali avrebbe dovuto rappresentare un’ottima occasione, non solo di integrazione, nel senso più compiuto del termine, perdendo questa opportunità per consentire una vera trasformazione in città cosmopolita, mentre andava sempre più affermandosi una certa atavica diffidenza, seguita ad un certo immobilismo culturale, che ai nostri giorni, anche per il nuovo fenomeno della immigrazione nord-africana, sta mostrando tutta la sua debolezza; il fenomeno della disabilità, le differenze socio-economiche sempre più marcate, hanno finito per rendere sempre più faticose le eventuali attenzioni nei riguardi di ciascuna di queste realtà, opponendo alla tanto strombazzata tradizione social-culturale, un’aridità appena giustificata da ataviche paure, che si sono ripetutamente manifestate in atti di vera e propria ostilità, fino alla intolleranza nei confronti di chiunque sia recepito come diverso, senza parlare delle differenze di origine etnico-religioso.

Non si tratta solo della solita stigmatizzazione più o meno efficace, nei riguardi di chi cerca di condurre una vita di relazione, piena e compiuta, senza la necessità di dover chiedere scusa al mondo, per il solo fatto di esistere, piuttosto sarebbe davvero interessante una apertura a favore di questi temi, che non rappresentano più nemmeno uno scandalo, anche quando si è cominciato a trattare la questione pruriginosa della sessualità del disabile, manco fosse più o meno deprivato delle pulsioni che riguardono la umanità intera, anche in questo caso, ignorati e emarginati, come si fa con i cani o i gatti domestici, appena resi inadatti alla procreazione, per giustificati motivi igienico-sanitari.

Non più di tre o quattro anni fa, al sottoscritto fu suggerito di non uscire, di non invadere il campo con la sua ingombrante presenza, perchè, siccome cieco, che cosa andava facendo per le vie della città?

Giuseppe Girardi

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