Sogno e Linguaggio – Humpty Dumpty

Sogno e Linguaggio – Humpty Dumpty

Follia, dicevamo. Il Gatto del Cheshire, abbiamo visto, insiste molto sul fatto che lì siano tutti matti.
Oltre a lui, il Cappellaio, la Lepre persino il Ghiro, tutti toccati. Un altro personaggio che sicuramente è un po’ fuori di testa è la crudelissima Regina di Cuori che ha la mania della decapitazione e adora le partite a croquet. Partite mai finite perchè fa tagliare la testa prima a tutti i giocatori.

La pazzia è una costante che si ritrova in molti dei personaggi in cui Alice si imbatte, e Carroll riteneva che una delle sue manifestazioni fosse il non saper distinguere fra sogno e realtà. Non stupisce dunque scoprire in questa (mancata) distinzione uno dei fili conduttori delle avventure di Alice.

In Alice in wonderland i due aspetti sono mantenuti  separati: alla fine Alice si risveglia, scopre di aver sognato, e racconta il sogno alla sorella, anche se immediatamente questa si addormenta a sua volta, e sogna Alice che sogna il suo sogno.

Ma vediamo un po’ cosa succede nell’altro libro di Carroll,  Through the looking glass  scritto qualche anno più tardi e ancora più misterioso e torbido del precedente.
E allora: pronti via! Passiamo attraverso lo specchio e scavalchiamo con Alice il mondo conosciuto per immergerci nell’oscurità del bosco dove si gioca la partita a scacchi in cui Alice da pedone diventa regina.

Siamo noi che stiamo sognando? Oppure tutto il racconto è il sogno del Re Rosso che dorme disteso sull’erba con il capo nascosto da una lunga cuffia da notte?

In Attraverso lo specchio infatti la distinzione dei due livelli è più sfumata. Quando Alice si risveglia si chiede: chi dei due ha sognato l’altro? Carroll lascia al lettore la risposta, ma nell’ultimo verso della poesia finale sembra sciogliere i dubbi, dichiarando: “la vita che cos’è, se non un sogno?”

Se questa è la conclusione, allora il non-sense che pervade le avventure di Alice è la vera condizione umana. E il non-sense così massicciamente presente nell’opera di Carroll ci porta all’argomento finale che qui affronto soltanto di striscio, e che tratterò in un’altra sezione più avanti:
IL LINGUAGGIO
e chi meglio di Humpty Dumpty può concludere questo viaggio in Wonderland? Dunque, dò voce a lui:

Quando io uso una parola questa significa esattamente quello che decido io… né più né meno.

Bisogna vedere se lei può dare tanti significati diversi alle parole.

Bisogna vedere chi è che comanda… è tutto qua. Certe hanno un caratterino… soprattutto i verbi: sono i più orgogliosi… con gli aggettivi puoi fare quello che vuoi, ma con i verbi… comunque io posso farli filare tutti quanti! Impenetrabilità! Ecco cosa dico!

Carroll questa volta non scherza più. Nel suo libro Logica simbolica sostiene seriamente la stessa posizione: “qualunque scrittore è pienamente autorizzato a dare il significato che crede ad ogni parola o frase che intende usare”.

Be’, dico io, come potrei non essere d’accordo con loro?!!

“Era brillosto, e i tospi agiluti

facean girelli nella civa;

Tutti i paprussi erano mélacri,

ed il trugon striniva.”

 

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